L’UOMO E L’AMBIENTE: l’importanza della simbiosi con i batteri e i micro organismi benefici per la salute, per l’ambiente, per la terra e tutti suoi abitanti.

Marinella Galletti.

‘’ C’era una volta…miliardi di anni fa… un pianeta inospitale, la cui atmosfera era ricca di gas venefici e tossici priva di ossigeno ma che conteneva metano, ammoniaca e biossido di carbonio; la temperatura dell’aria era alta; il terreno era poco più che magma solidificato, bruciante e sulfureo. In questo scenario inospitale ai nostri occhi, quando la temperatura finalmente scese  sotto i 300° e comparvero le prime piogge,  iniziarono a comparire anche  forme di vita molto semplici.

Si trattava dapprima di organismi monocellulari seguiti poi da pluricellulari, che iniziarono a nutrirsi delle sostanze tossiche di cui quel pianeta era composto…scindendole e trasformandole..e riducendoli  ad atomi semplici di Idrogeno, Ossigeno, Carbonio, Azoto…  Queste forme primordiali di vita crebbero e si moltiplicarono, e di conseguenza la  trasformazione dell’atmosfera, dell’acqua, e del terreno di quel pianeta divenne sempre più sostanziale, creando così i presupposti affinché altre forme di vita sempre più complesse potessero prendere  forma; si manifestarono così i licheni, i muschi..ed i funghi; poi crebbero i primi vegetali;..dapprima piccoli arbusti e poi piante sempre più grandi, che contribuirono sempre più, insieme ai primi batteri, a modificare l’atmosfera, l’acqua ed il terreno di quel pianeta,fino alla comparsa delle prime forme di vita animali via via più complesse. Il pianeta assunse sempre più l’aspetto che conosciamo da qualche centinaio di migliaio di anni; cioè da quando il primo uomo  fece la sua comparsa in quel pianeta. Avrete certo capito che parlavo della TERRA. “

Questo è molto sinteticamente, ciò che è successo; in origine la terra non era  adatta all’esistenza della vita biologica animale  e vegetale che ci è familiare; le prime forme di vita che si sono impiantate  e che hanno proliferato in quei tempi lontanissimi  sono state delle famiglie di batteri primordiali. Batteri che hanno trasformato la composizione chimica dell’atmosfera, dell’acqua e del terreno del nostro pianeta, rendendo possibile lo sviluppo di tutto ciò che noi conosciamo oggi e a cui diamo il nome di Vita biologica.

Quei batteri primordiali erano batteri anaerobici; essi vivevano , cioè, in assenza di ossigeno.  Il loro lavoro di  scoposizione  ha permesso all’atmosfera terrestre di arricchirsi  di ossigeno, così che altre famiglie di batteri, aerobici , potessero svilupparsi sulla terra… e le prime alghe nell’acqua. I batteri anaerobici, però, non sono spariti; essi  sono tuttora esistenti e in maggior parte sono  penetrati nelle profondità del terreno.. dove a tutt’oggi possiamo trovarli.. e dove continuano il loro lavoro silente di cooperazione con l’uomo e tutto l’ecosistema.. se noi li lasciamo fare.

Nella terra intesa come terreno,troviamo almeno due famiglie di batteri/microorganismi benefici: gli aerobici sulla superficie e nei primi 3-5 cm di crosta terrestre; gli anaerobici dai 5-7 cm in poi, all’interno del terreno.

Ma anche l’essere umano vive grazie alla presenza, al suo interno di batteri/microroganismi.

Siamo martellati su riviste e nei media di ogni genere di pubblicità sui bifidi.. tutti sanno che l’uomo ha una flora batterica intestinale… e che da essa dipende molto il suo  benessere psicofisico.

 

In verità, dentro di noi non ci sono solo i bifidi..o i lactobacilli in genere; il nostro intestino, che nella concezione estesa della medicina cinese va dalla bocca all’ano, conta milioni di batteri (in alcune pubblicazioni si stima siano circa un Kg di peso) che vengono raggruppati tutti sotto il nome di SIMBIOTA INTESTINALE.

E’ grazie alla presenza di questi batteri che il nostro intestino ha funzioni endocri
ne (produce ormoni), funzioni digestive (scinde il cibo e ne governano l’assimilazione), funzioni neurologiche (sistema nervoso enterico) e funzioni immunitarie (le più estese del nostro organismo).

Non a caso tutto il gruppo dei microroganismi/batteri che popolano il nostro intestino, la nostra pelle e ogni cellula del corpo prende il nome di SIMBIOTA; la nostra vita dipende dalla vitalità di questi batteri.. senza di loro..o se loro sono ammalati..noi ci ammaliamo; ecco perché occorre che impariamo a prendercene cura in modo sano.

Prima di tutto ..da cosa dipende la vitalità del SIMBIOTA INTESTINALE? Dalla qualità del cibo che viene ingerito .

Cosa rende un cibo ‘di qualità’? la qualità del cibo dipende da una serie di fattori, tutti importanti:

  • Metodo di coltivazione/allevamento: come abbiamo visto sopra, i microorganismi sono nel terreno, nell’acqua, nell’aria; ma le coltivazioni intensive dell’ultimo secolo hanno impoverito enormemente questo patrimonio attraverso la pratica dell’aratura (che ha fatto sì che batteri aerobici e anaerobici si scambiassero di posizione, con l’inevitabile morte di molti di loro), l’utilizzo dei disinfestanti a anticrittogamici, oltre che dei fertilizzanti chimici (che hanno privilegiato solo alcuni componenti del terreno, a discapito di altri, contribuendo anch’essi all’impoverimento anziché l’arricchimento del terreno). L’industrializzazione ha caricato l’atmosfera terrestre e l’acqua del pianeta di sostanze inquinanti, che sono, gioco forza, entrate a fare parte del ciclo biologico del cibo (sia i vegetali che gli animali si nutrono di acqua e respirano). Tutto questo discorso vale chiaramente anche per gli animali, che per essere sani e vitali hanno bisogno di alimenti coltivati secondo natura.. e di vivere essi stessi secondo la propria natura e non, come accade, in spazi angusti e ristretti, all’ingrasso, nutriti con mangimi sintetici arricchiti di antibiotici, ormoni o altri farmaci per farli sviluppare ed ingrassare più in fretta.
  • Tempo di raccolta: soprattutto per ciò che riguarda la frutta e la verdura, esse raggiungono il massimo contenuto di sali minerali e vitamine negli ultimi 4-5 gg di maturazione sulla pianta o nel suolo. Va da sé che se un frutto è raccolto acerbo per poter sopportare giorni di viaggio prima di arrivare a destinazione, magari sostando anche in celle frigorifere o altri spazi conservativi.. arriva sulle nostre tavole notevolmente impoverito delle sue sostanze vitali.
  • Metodo di conservazione/trasformazione : da sempre nella nostra tradizione contadina si fanno conserve; ma certo esse sono valide sono se partono da una materia prima matura, se vengono lavorate nelle giuste condizioni igieniche e, soprattutto, prive di conservanti sintetici, coloranti o qualsivoglia additivo alimentare; un ottimo modo per preservare i cibi, mantenendo quasi inalterata la loro bioenergia oltre che i valori nutrizionali.. è l’essicazione (esistono in commercio essicatori anche casalinghi) o il congelamento (che però va sempre eseguito da fresco.. e non va mai interrotta anche se per poco la ‘catena del freddo’). Nella moderna industria alimentare, invece, vengono spesso lavorate materie prime stoccate anche da diverso tempo, pretrattate con antimicotici o antibatterici per prevenire la formazione di muffe, funghi e batteri venefici.. e che poi proseguono il loro viaggio insieme alla materia prima, fino al prodotto finito che viene esposto sugli scaffali dei supemercati ed arriva nei nostri piatti.
  • Metodo di cottura: molte delle proprietà del nostro cibo, se ne vanno durante la cottura, soprattutto se questa è errata. Buona norma è mangiare a crudo tutto ciò che si può. Per i cibi cotti, preferire la cottura a vapore, in pentola a pressione o al forno. Usare acqua per cuocere priva di calcare e metalli pesanti (si ottiene con impianti a osmosi inversa o altri tipi di depurazione). I materiali migliori per la cottura sono la pietra, il vetro, la ceramica (non smaltata con vernici contenenti metalli pesanti) e la terracotta. L’acciaio, che è molto comodo, rilascia comunque Nichel… e può essere usato per cotture veloci, avendo l’avvertenza di non lasciare poi dentro alla pentola gli avanzi di cibi cotti, al fine di evitare che l’acidificazione del cibo faccia rilasciare più nichel al tegame.

Tutti questi fattori insieme contribuiscono a formare la biovitalità del cibo, che non è solo la somma dei suoi nutrienti biochimici, ma che è sensibilmente influenzata dalle sue origini e trattamento.