Come preparare i fermentati di frutta e di erbe

Di Stefano Abbruzzese,

 

Abbiamo accennato prima velocemente di cosa è composto un fermentato. Riteniamo  sia importante far conoscere, diffondere ed aiutare le persone ad autoprodurre i Microrganismi dai vegetali che la natura ci dona. I Fermenti di Vita o microrganismi Primigeni sono quelli che hanno creato la vita.

Cercherò di spiegare sinteticamente come si preparano i fermentati di PaCheng. Premetto che si tratta solo di una sintesi, e che la questione merita un ulteriore approfondimento; Vediamo quindi come si può facilmente partire per produrre fermentati che potranno poi essere usati sia per  scopi curativi che in agricoltura o come  coadiuvanti a prodotti di pulizia e igenizzazione

Per preparare un FV serve un contenitore di plastica o vetro (solo con questi materiali avviene il processo benefico), della frutta fresca possibilmente bio (oppure erbe, foglie, radici, cortecce, gemme, germogli, fiori ... ), un dolcificante naturale e zuccherino (come lo zucchero integrale di canna, il miele, i malti,  gli sciroppi naturali ...) e acqua osmotizzata, oppure demineralizzata, distillata, minerale (che  non contenga acidi, sono vivamente sconsigliate le acque con contenuto di cloruri e fluoruri). Il contenitore deve avere un’apertura larga, in modo da rendere facili le  operazioni accessorie alla fermentazione e un tappo possibilmente a vite che dia possibilità al passaggio di aria dal momento che la fermentazione benefica avviene sia a livello aerobico che anaerobico.

Per permettere la fermentazione benefica dobbiamo mantenere una proporzione tra frutta, acqua e zucchero di 3-5-1. Ossia, ogni 3 parti di frutta aggiungiamo 5 di acqua e 1 di zucchero.  Se abbiamo 3 kg di frutta aggiungeremo ad essa 5 litri di acqua e un kg di zucchero ben mescolati tra loro in precedenza. La frutta dovrà essere lavata con cura con acqua e fervìda, se ne avete (lasciandola in immersione) oppure aceto di mele o al limite bicarbonato di sodio. Idem per i contenitori. Non usate detergenti chimici. I detersivi industriali uccidono sia microrganismi benefici che putrefattivi, impedendo ogni tipo di fermentazione

 

Questa è la parte più difficile del processo: trovare frutta di qualità, trovare un contenitore adatto e calcolare le proporzioni in base anche alla capienza del contenitore. Ecco una maniera semplice per ottimizzare le proporzioni in base al contenitore che abbiamo a disposizione.

Consideriamo il nostro contenitore una unità divisa in 10 parti uguali. 3 parti su 10 sono da riempire di frutta, 5 parti su 10 di acqua, 1 parte  per lo zucchero ed 1 di spazio vuoto. Quindi per calcolare le singole quantità basta dividere per 10 e moltiplicare per 1 per lo zucchero; per 3 per calcolare la frutta e per 5 per l'acqua; l'ultimo decimo è lo spazio vuoto. Se abbiamo un contenitore da 2 litri la quantità di zucchero sarà 200g, quella di frutta 600g, l'acqua 1lit. Contenitore da 5 lit : 500g di zucchero, 1.5kg di frutta, 2.5 lit di acqua. Contenitore da 12: 1.2kg di zucchero, 3.6kg di frutta, 6 litri d'acqua e così via.

 

Questo procedimento vale per tutta la frutta, per gran parte delle radici e per molte verdure, ma per le erbe, le foglie, e per tutti i vegetali leggeri il processo si complica un po’. Essendo esse molto leggere e prive di zuccheri, è opportuno raddoppiare o triplicare le dosi di acqua e zucchero, ossia passare dalla  proporzione classica 3-5-1, ad un 3-10-2, oppure 3-15-3. Un modo più semplice pero’ è quello di riempire il recipiente per metà di acqua e zucchero  e aggiungere poi le erbe fino a che non riempiano il barattolo nella quasi totalità, senza controllare il peso, ma solo il volume. Questi Fervìda leggeri vanno curati maggiormente, mescolati con movimento verticale per molte volte nelle prime settimane.

Stesso metodo per i FV misti contenenti bucce, fiori, frutti ecc nei quali facciamo aggiunte quotidiane: metà contenitore riempito di acqua e zucchero, la parte vegetale invece aggiunta di giorno in giorno fino al quasi riempimento del contenitore. 

Dopo l’ultima aggiunta, o semplicemente dopo l’unica aggiunta va appicata al contenitore una etichetta che descriva il tipo di vegetale usato e che indichi una data d’inizio della fermentazione del nostro FerVìda.

Una volta avviata la fermentazione sarà solo necessario mescolare con movimento verticale con frequenza giornaliera o più raramente a senconda delle necessità. I contenitori dovranno sempre essere chiusi, ma non in modo ermetico. Se si hanno  a disposizione solo tappi ermetici, allora vanno solo appoggiati e protetti da un tovagliolo con elastico per evitare l’ingresso di insetti e polvere.

Prima che un FV sia pronto all’assunzione orale devono passare almeno 4 mesi dalla sua messa in opera, deve avere un sapore acetico spiccato e buona limpidezza. Non deve avere muffe, odore alcolico ne odori spiacevoli non tipici (alcuni frutti hanno comunque odori particolari per loro natura).

Se vogliamo utilizzare un FV dobbiamo compiere un processo di filtrazione usando un imbuto e inserendovi una garza. Travasiamo quindi una parte del liquido preoccupandoci di rimettere nel barattolo i residui rimasti nella garza. Il passo successivo, che abbiamo definito rabbocco, è quello di riportare il nostro FV d’origine al livello iniziale introducendo acqua e zucchero in proporzione 5 a 1, ben miscelati, versando fino a raggiungere il livello primario. Le operazioni di mescolatura quotidiana o la raccolta delle condense sottotappo possono abbassare il livello di galleggiamento quindi potremmo  evidenziare questo livello con un pezzo di nastro adesivo alla prima preparazione del FV, messo all’esterno del contenitore, oppure mettere l’etichetta con la data in modo che segni anche il livello.

Dopo il rabbocco il FV recupera in pochi giorni il potenziale raggiunto precedentemente. Troppi rabbocchi ravvicinati pero’ potrebbero indebolirlo, ovvero diminuirne vivacità ed efficacia; quindi consigliabile non fare più di 3 rabbocchi annui ad una distanza di almeno 4 mesi uno dall’altro. I FV possono essere ermenticamente chiusi, se necessario, solo dopo l’anno di età, quando sicuramente smetteranno di produrre gas essendosi completamente purificati. Verso l’anno di età i MB terminano il loro lavoro di “copiatura” delle virtù del frutta. Quindi, ad un anno un Fervida puo’ diventare indipendente e continuare a crescere anche separato dalla frutta. Il FV separato, di almeno un anno di età, puo’ essere messo in rigenerazione e continuare a maturare e a potenziarsi. Una tecnica di rigenerazione lenta, da portare avanti per un anno consta nell’aggiungere al FV invecchiato la medesima quantità di acqua e di miele, tecnica 1-1-1. Se invece preferiamo una rigenerazione più rapida usiamo la tecnica 5-5-1 ovvero 5 parti di FV maturo, 5 parti di acqua ed una parte di miele. Le tecniche di rigenerazione servono se vogliamo aumentare la quantità di un FV invecchiato senza perderne qualità.

 

 

Per preparare i  fermentati si comincia versando nel contenitore l’acqua,  aggiungendo  lo zucchero e mescolando fino alla perfetta miscela, si  aggiunge poi  la frutta e si  chiude il coperchio senza sigillare.

E’ importante perché durante la fermentazione si liberano dei gas che rischiano di fare  scoppiare il contenitore  se non hanno modo di uscire.  Nelle prime settimane di maturazione è opportuno aprire il contenitore ogni due o tre giorni e spingere la frutta (o altro materiale) sotto al liquido, con un gesto semplice e delicato, passato il primo mese è consigliabile lasciar fermentare senza fare alcuna azione. Di solito, questo è necessario solo nel primo mese di fermentazione;  serve anche per controllare che non si formino muffe o altre cariche patogene negative; il  controllo continua  anche nei mesi successivi e serve affinché i batteri rigenerativi abbiano il sopravvento su quelli degenerativi. Normalmente nel primo periodo  il liquido appare torbido, la frutta tende a galleggiare  e  sulla superficie si può notare una certa attività, con a volte la formazione di bollicine, muffette  e affioramenti vari. Poi  con il passare del tempo, la situazione tende a tranquillizzarsi, il liquido diventa più limpido, non si formano  più bollicine, la frutta scende, le muffe vengono riassorbite e può forma invece sulla superficie una velatura di gelatina, che è un sistema di protezione dei microorganismi.  Se tutto procede per il meglio, dopo almeno 4/5 mesi (in caso di una fermentazione di un prodotto singolo) si può cominciare a consumare per via orale  il liquido ricco di microrganismi benefici che si è formato, se è un liquido nobile, fermentazione di frutta particolarmente nutritiva, se invece proviene dagli scarti della cucina, meglio aspettare qualche mese ancora prima di assumerlo. Oppure  indirizzarlo a scopi meno nobili (apparentemente) come la pulizia del corpo, al posto di dentifrici, saponi, shampoo, detergente piatti o lavatrice…. o come antiparassitario per animali e per piante e, come concime, diluito con acqua. Per esempio se spruzzate fermentati nel composter organico e sparirà ogni tipo di puzza. si può iniziare ad usare il liquido per tutti gli usi. (almeno 6 mesi se si mettono a fermentare più prodotti e/o  bucce e scarti di cucina… o se la materia prima di partenza è contaminata da pesticidi o altri prodotti inquinanti).

Più è alta la qualità organolettica della frutta utilizzata e più i vostri fermentati saranno adatti all’uso alimentare, terapeutico e preventivo. Quindi se vorrete un preparato per la salute utilizzate frutta o verdura particolarmente ricca nei valori nutrizionali, come MELE (meglio quelle rosse), MELAGRANA, FRUTTI DI BOSCO, LIMONI, ma anche AGLIO, CAVOLFIORI…. Io che vivo in una zona tropicale ho la fortuna di usare Mangostano, Noni, Graviola, Amla, Dragon fruit e altre meraviglie di cui neanche conosco il nome in italiano, perchè, probabilmente neanche ce l’hanno un nome in italiano.

Per tutti gli altri usi, pulizia della casa, giardinaggio, pulizia personale… utilizzate qualsiasi tipo di frutta, verdura, scarti di cucina, valve…. con lo stesso procedimento sopra citato.

 

Se vorrete preparare fermentati destinati a solo ed esclusivo uso terapeutico, quindi usando una pianta come l’aloe arborescens per esempio, terminata la maturazione del liquido (di 4 o 5 mesi), e un’ulteriore fase di maturazione e purificazione di altri 4 o 5 mesi, sigillate ermeticamente il tappo e conservate per almeno 5 anni. Passato questo periodo i fermentati avranno decuplicato la loro potenzialità e avrete nel vostro contenitore un farmaco portentoso, molto, ma molto, più potente del prodotto fresco o dei fermentati giovani, per cui ne basteranno poche gocce per ottenere risultati evidenti.

Procedura particolare per fermentazione di erbe o altri materiali voluminosi ma ‘leggeri’

Come abbiamo precedentemente detto, in caso dobbiamo preparare fermentati di elementi voluminosi ma leggeri, come le erbe officinali e foglie (ma anche per  la fermentazione della frutta secca) bisogna modificare  le proporzioni dell’acqua e della parte zuccherina.

Possiamo scegliere tra queste due procedure:

·        Raddoppiamo o triplichiamo la dose di acqua e zucchero. Ad esempio, se ho 6 Hg di lavanda, dovrei mettere, secondo la procedura standard, 1 litro di acqua e 200 g di miele (o zucchero di canna integrale). Con queste proporzioni, però, il liquido non è sufficiente  a far sì che l’erba sia totalmente ricoperta; dovrò quindi raddoppiare o triplicare  la dose di acqua /zucchero, che diventerà quindi 2 litri acqua e 400g di miele nel caso di dose doppia… o 3 litri d’acqua e 600 g di miele per dose tripla. In alcuni (rari) casi..occorre anche quadruplicare la dose di acqua e miele(o zucchero). CI DOBBIAMO ASSICURARE CHE IL LIQUIDO, PIGIANDO BENE L’ERBA, LA COPRA DI CIRCA 3-4 CM.

Oppure

·        Mettiamo acqua e miele (o altro zucchero) fino a coprire la metà della capacità del contenitore (ad esempio, se ho un contenitore da 5 litri, metto 2,5 litri d’acqua e 500 g di miele o zucchero). Poi metto erba fino a quanta ce ne sta sotto il liquido, avendo cura di pressarla al massimo, che il liquido stia sempre quei 3-4 cm sopra l’erba e rimangano almeno 4-5 cm vuoti sotto il tappo del contenitore. In questo secondo modo non peso l’erba, ma mantengo le proporzioni di acqua e miele(o zucchero).

Dopodichè, come nella procedura base, chiudo il coperchio senza sigillare e rimescolo tutti i giorni per spingere  a fondo l’erba.. che tenderà a diminuire di volume.

Anche questi fermentati li posso usare per diversi usi, trascorsi i soliti 4 mesi di fermentazione, controllando ogni tanto che non si siano formate muffe o proliferazioni degenerative.

 

Tenendo conto che i fermentati hanno tutti un’azione simile, ma, naturalmente, mantengono le informazioni della materia prima da cui sono ricavati, posso  usare questa caratteristica per destinarli ad usi specifici: per la cura del terreno magari userò fermentati di erbe che migliorano la concimazione; per l’uso come anticrittogamico, posso fermentare erbe che abbiano questa funzione in natura; per la cura di patologie o disturbi del corpo umano, posso fermentare erbe che abbiano efficacia in quei disturbi/patologie. Il mondo dei fermentati è in continuo divenire e sperimentazione: il contributo e l’esperienza di ognuno sono, se condivise, patrimonio comune.

MICROORGANISMI DA SCARTI DI CUCINA

Merita sicuramente  interesse  la questione del fermentato Misto. Questo fermentato viene spesso, a torto, sottovalutato. Il fermentato misto pur essendo il più lento, è anche quello più ricco di sostanze nutrizionali perchè raggruppa le caratteristiche dei vari componenti e quindi un fermentato ad ampio spettro.
Questo fermentato matura molto più lentamente, quindi per un primo periodo, di 5,6,7 mesi, è meglio non usarlo per assunzione alimentare, ma, dopo il primo anno di età diventa il fermentato più completo
Il sistema più comodo è di tenere  in zona cucina un bidoncino riempito in buona parte di acqua e zucchero di canna nelle giuste proporzioni. Poi ogni volta che si  mangia frutta o che si cucina verdure si devono mettere  le bucce nel bidoncino, mescolando bene con movimento verticale. E’ fondamentale che gli scarti siano puliti e non compromessi. Non vanno messi nel fermentato pezzi di materiale putrido o infetto. Vanno bene tutti i pezzi di scarto, foglie, ossi etcc  purchè puliti e  sani. Noi li chiamiamo scarti, ma spesso è il meglio del frutto! (dal punto di vista nutrizionale almeno). Si possono  aggiungere ogni giorno, anche a più riprese. Dato che è difficile pulire gli scarti, è importante che la frutta o la verdura sia stata preventivamente  ben lavata.  Per questa operazione  di lavaggio, si possono usare i  fermentati, o aceto naturale (che già contiene microrganismi) o bicarbonato lasciando in immersione qualche minuto. Come data di inizio, per i fermentati misti, si deve considerare il giorno in cui si è finito di riempire il bidoncino,  nelle giuste (approssimative) proporzioni. Per le dosi si va a occhio. (impossibile tenere il conto quando  se ne fanno molti). Per esempio per un bidoncino di 10 litri si mettono  5 litri di acqua, un kg di zucchero e si aggiunge materiale organico  fino a raggiungere quasi l’orlo del contenitore. Comunque non serve una precisione svizzera
Tenete presente che ci deve sempre essere  uno strato di aria.
Noi usiamo il fermentato misto per tutti gli usi esterni, come detergente, per pulire e curare la pelle, per pulire il pavimento, per il giardinaggio, per gli animali. Ora però ha quasi un anno ed è già un potente farmaco.
I fermentati misti vanno preparati anche  per uso esterno ma quando sono  fatti maturare per molti anni possono anche essere ingeriti.

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METODI DI PREPARAZIONE DI SUPER FERMENTATI

Come fare per i fermentati che compiono 6 mesi in caso si decida per la loro conservazione a lungo termine. Ci sono due possibilità (che io sappia, magari anche di più):

una è chiudere semplicemente il contenitore ermeticamente  per almeno 5 anni senza aprirlo mai,

l’altra è aprilo dopo un anno,  separare il fermentato dalla frutta e aggiungerci acqua e miele nelle medesime quantità in un nuovo contenitore e poi ripetere le medesima operazione ogni anno se vuoi quantità oltre che qualità.

il primo metodo è  più semplice, si lascia  la fermentazione al suo corso sigillando il coperchio, non si deve fare aggiunte, non si deve fare nulla. Dopo 5 anni si apre il fermentato, si filtra il contenuto ed è pronto per essere usato  come meglio ci aggrada
il metodo 2 è  più complicato; Dato che il problema del metodo 2 è l’eccessiva quantità essendo una progressione aritmetica di anno in anno ,  allora possiamo ridurre la quantità di partenza. In questi casi potrebbe esserci un problema a trovare un  contenitore, perchè  alla fine ne servirebbe uno enorme, allora potremmo distribuire il contenuto in più contenitori separati o magari, per alcuni interrompere la fermentazione dopo 2 o 3 anni, insomma anche qui, dobbiamo usare un po’ la fantasia

Riepilogando  togliamo il fermentato e togliamo la gelatina…resta la frutta già indebolita, a questa aggiungiamo acqua e miele nella quantità che abbiamo tolto e si potrà richiudere facendo ripartire per un tempo che decideremo. Inoltre aggiungendo acqua e miele alla  gelatina di 5 anni, che abbiamo prelevato,  possiamo far ripartire  la fermentazione, e  dopo solo un mese  avremo un fermentato che ha le caratteristiche di uno di  5 anni ..

Al fermentato  di 5 anni da cui è stato tolto il liquido si deve aggiungere acqua e miele… nella stessa proporzione, per esempio un litro di fermentato, un kg di miele, un litro di acqua. Il tempo può variare ma in meno di un mese il nuovo fermentato riassume la sua piena e armoniosa maturità, ovvero i 5 anni di età
Non dobbiamo spaventarci di avere tanti fermentati, li possiamo usare, vendere, regalare, diffondere nell’ambiente, è tutta energia benefica
il miele è sempre meglio, ma Pa cheng usa lo zucchero anche per i fermentati più importanti lei però riesce a procurarsi uno zuccero di canna di ottima qualità

Personalmente  i miei fermentati  misti li ho usati molto quindi, anche se invecchieranno ci vorranno molti anni perchè diventino superfermentati come quelli di supercheng. Come dice Mari, alcuni fermentati sono destinati alla fermentazione lunga, e sono quelli dei frutti di più largo spettro terapeutico, come la graviola, il noni, l’aloe (anche la vera ha moltissime proprietà, non è un falso aloe come qualcuno asserisce), il mangostano, il longan, la clitoria ternatea, il mirabolano, l’uvaspina indiana…… Questi fermentati saranno poi destinati ad unirsi in modo che insieme coprano ogni tipo di patologia come o forse più del nostro fermentato misto. Insomma, fare fermentati è abbastanza semplice, anche il loro utilizzo, ma fare superfarmaci diventa leggermente più complicato, personalizzato, creativo. Io per esempio non metterei i 6 frutti di supercheng per il superfermentato di 7 anni: lei non mette la curcuma per esempio, mentre io lo ritengo uno dei fermentati migliori, lei non mette la graviola, che non è molto conosciuta da queste parti, e nemmeno l’aloe. Però il noni vale quanto un fermentato misto copre uno spettro di 101 malattie, calma persino le crisi di astinenza da tossicodipendanza. Quindi dobbiamo metterci molto anche di nostro.

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FRUTTA E GELATINA DA SUPERFERMENTATI

La frutta che resta, dopo la fermentazione lunga potrebbe non essere più in grado di nutrire un nuovo fermentato, quindi è meglio usarla come starter per far ripartire la fermentazione, ma deve essere aggiunta a della frutta fresca per dare vigore ai micorganismi. Nonostante la frutta fresca si avrà  comunque un fermentato invecchiato! la frutta dopo lunga fermentazione  perde la sua forza nutritiva, quindi, dopo aver aggiunto acqua e zucchero per avviare un nuovo fermentato, e in seguito potrebbe essere necessario sostituire la frutta.

la frutta dopo 5 anni è ormai scarica e rischia di rallentare il fermentato quindi si toglie  il liquido, si  aggiunge  acqua e miele, il miele è un nutrimento più immediato quindi il fermentato riprende vigore, e  con la gelatina possiamo avviare un ulteriore fermentato
la gelatina non serve al vecchio fermentato, è meglio usarla per avviare un nuovo fermentato ex novo. I microrganismi sono già nel liquido ed hanno tutte le caratteristiche della frutta da cui provengono e il nutrimento necessario per continuare a crescere e a produrre nuova gelatina
I microorganismi sono anche nella gelatina, quindi questa può essere addizionata  di acqua e miele e avere altri fermentati di 5 anni
la frutta si può usare anche solo come innesco e  poi può essere sostituita  dopo un paio di mesi, il fermentato che è stato tolto e arricchito con miele e acqua può essere sigillato  e lasciato  a fermentare. Mentre le gelatine, possono essere messe  in un contenitore nuovo con acqua e miele per avviare un nuovo fermentato. Poi si  decide se si vuole proseguire con tre fermentati, con uno o con due ho notato che quando separo il fermentato dalla frutta questo comincia a crescere velocissimo come se la frutta lo rallentasse, ma il contatto con la frutta è assolutamente necessario nel primo periodo

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PREPARAZIONE DI SUPERFERMENTATI DI PA CHENG

in sintesi quello che fa Pa Cheng per fare il suo superfermentato di 6 frutti di 7 anni. Fa fermentare i 6 frutti separatamente per una anno sigillando il contenitore dopo 3 o 4 mesi di fermentazione. Allo scadere del primo anno toglie il liquido fermentato dei 6 contenitori e lo mette tutto insieme in un unico contenitore, poi ci aggiunge la medesima quantità di zucchero e di acqua. Per esempio se toglie un litro da ognii contenitore (6 litri in tutto) aggiunge 6 kg di zucchero e 6 litri di acqua. poi sigllla questo nuovo preparato per un anno, allo scadere del quale ripete l’operazione, ossia, a questi presunti 18 litri di fermentato aggiunge 18 kg di zucchero e 18 litri di acqua, poi sigilla per un anno alla fine del quale aggiunge ai 54 litri di fermentato 54kg di zucchero e 54 litri di acqua e così via per 7 anni. Non tanto semplice come procedimento, non serve che arriviamo a tanto, già i tuoi fermentati di 6 mesi possono curare il cancro, anche se il 7 anni di PaCheng lo farebbe in maniera più rapida e repentina.
Nel metodo 1 Pa Cheng parlava di  un’eventualità, di una possibilità per il fermentato di perdere forza stando 5 anni o più solo con il nutrimento iniziale… però Pa Cheng fa anche fermentati di 10-12 anni
nei primi 5 anni non succede nulla.  Ho però notato che separando il fermentato dalla frutta, questo comincia a fermentare più velocemente e a fare gelatine in quantità, quindi al quinto anno per fare un esempio, filtrerei e aggiungerei miele e acqua

Non prima di 5 anni però perchè prima rischi di alterare l’equilibrio necessario, Pa Cheng non parla di questa eventualità

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RIGENERARE I FERMENTATI

Tra le infinite proprietà dei fermentati c’è anche quella della rigenerazione.

Se abbiamo la fortuna di ritrovarci con un fermentato che ha percorso un processo di maturazione di almeno un anno abbiamo la facoltà di coltivarlo e di renderlo perenne in modo da averlo sempre a disposizione aumentandone la quantità, senza intaccare il suo potenziale.

Innanzitutto dobbiamo estrarre dal fermentato invecchiato la quantità che vogliamo utilizzare subito, una quantità sufficiente per un bel po’ di mesi in modo da non dover intaccare il fermentato nella prima fase della rigenerazione; si tenga presente che i fermentati invecchiati si assumono a gocce, per cui pochi cl copriranno tempi abbastanza lunghi.

Il resto del fermentato da rigenerare va pesato e sistemato in un contenitore dalla capacità di almeno il triplo del suo volume, quindi aggiunto di acqua pari alla quantità di fermentato e miele del medesimo peso del fermentato iniziale, mescolando per bene i due nuovi elementi prima di aggiungerli.

Faccio un esempio, se rigeneriamo un litro di fermentato (che ha peso specifico di circa un kg), ci aggiungiamo un litro d’acqua e un kg di miele.

Dopo aver “triplicato” il fermentato chiudiamo il contenitore senza sigillare per qualche giorno (potrebbero esserci delle impurità negli elementi aggiunti) e in una settimana circa la nostra famiglia di microrganismi benefici avrà totalmente colonizzato la nuova miscela introdotta.

Quindi sigilliamo e non tocchiamo il fermentato ottenuto fino a quando non sarà necessario. Come tutti i fermentati va fatto riposare e maturare con tranquillità, troppe operazioni ne potrebbero compromettere  potenzialità ed efficacia.

Passato un periodo di almeno 6 mesi è possibile ripetere l’operazione, salvare una parte del fermentato per l’utilizzo e triplicare la parte restante per rimetterla in maturazione, ma il mio consiglio è di farlo a scadenza annuale oppure a seconda delle esigenze di ciascuno, ma comunque sia, ad intervalli non inferiori ai 6 mesi.

Naturalmente il fermentato in questione continua nel suo percorso di invecchiamento diventando sempre più potente ed efficace.

Per rigenerare fermentato possono esserci gelatine oppure no, le gelatine vanno considerate allo stesso modo della parte liquida anche se ovviamente non possono venire assunte a gocce. Non è consigliabile usare solo gelatine per rigenerare un fermentato invecchiato, è necessario avere anche soltanto una piccola parte di fermentato liquido al quale le gelatine fanno da acceleratore nella colonizzazione della nuova miscela zuccherina introdotta.

Spero sia chiaro che i fermentati a cui mi riferisco hanno avuto il loro percorso di maturazione stando per un anno almeno a contatto con la frutta (ma anche di più, a discrezione) e che la frutta non va più aggiunta nei processi di rigenerazione; aggiungere frutta significherebbe depotenziare tantissimo il fermentato e farlo partire quasi da capo. Viceversa è molto salutare aggiungere qualche goccia di fermentato invecchiato come innesco alle nuove fermentazioni, come garanzia ulteriore di una fermentazione benefica.